Gli
smeraldi non c’entrano niente, anche se in effetti sono per antonomasia l’oro
verde della Colombia. In realtà per noi questo appellativo è più adatto per
identificare i parchi che costellano la capitale.
Se
a Milano, Londra o Parigi è abitudine specificare “il tal monumento è vicino
alla metro tal di tali” qui i punti di riferimento non sono le stazioni delle busetas (i camioncini-autobus) che
comunque non esistono, bensì le decine di spazi verdi pubblici.
I
parchi di Bogotà sono meravigliosi. Il clima favorisce la manutenzione del
prato, che è perennemente di un verde incantevole, e la crescita di piante
bellissime.
Inoltre
c’è sempre qualche giardiniere che rifila siepi, che pianta fiori e che taglia
l’erba. È evidente che l’amministrazione pubblica tiene particolarmente al
benessere della popolazione. Oddio, per essere coerenti dovrebbe fare qualcosina
di più anche per il traffico, ma forse ritiene che piantare un albero in più
contribuisca ad annientare lo smog provocato dai tubi di scappamento. Se ne può
discutere… ma anche no!
Fatto
sta che letteralmente ad ogni angolo c’è un uno spazio verde quindi, come
abbiamo fatto noi oggi, puoi uscire di casa dicendo “andiamo al parco”,
passeggiare tranquillamente senza avere la minima idea di dove stai andando e
sbucare in un giardino pubblico bellissimo in cui c’è almeno una zona giochi
per bambini.
I
parchi di Bogotà però non sono usati solamente dalle famiglie ma anche da:
1)
anziani
che si sgranchiscono le ossa (visti alcuni fare ginnastica a piedi nudi);
2) baby sitter di
famiglie ricche per far scorazzare i figli viziati delle medesime;
3) ragazzini che
praticano gli sport più svariati;
4) dog sitter, che qui
sembra essere l’occupazione principale dopo la guardia privata, che non hanno
mai meno di cinque cani (rigorosamente di razza) cadauno;
5) colombiane under 20
in tutine succinte, occhiali da sole e cuffie d’ordinanza che fanno footing;
6)
nonni
che tengono i nipoti quando le baby sitter del punto 2) hanno la giornata di
permesso.
Ma
c’è una categoria di frequentatori di parchi che a noi fa letteralmente impazzire:
il lavoratore in pausa pranzo.
Il
lavoratore in pausa pranzo non fa una vera e propria pausa pranzo perché non
mangia: smette semplicemente di lavorare e va al parco.
Alle
12 in punto, se ti trovi casualmente seduto su una panchina perché è presto per
tornare al Portal o perché Daniela non ne vuol sapere di scendere dall’ennesima
giostrina, hai la sensazione di essere invaso da un’orda di barbari
rigorosamente in divisa. Non barbari in senso stretto, ma orda sì, in senso
strettissimo.
Si
riversano a decine sui prati e si sdraiano. I lavoratori, che siano operai
(prevalentemente), impiegati o infermiere, si sdraiano sui prati e dormono,
chiacchierano, fumano. Insomma fanno di tutto fuorché mangiare.
L’unica
eccezione a questa abitudine è quella del muratore che gioca a calcio. Forse perché
loro dispongono dell’attrezzatura adatta per fare le porte (l’infermiera dove
me la trova la fettuccia bicolore per delimitare il campo???) o forse perché qui
cominciano a smartellare alle 6 e devono mantenersi svegli, gli operai edili
fanno due squadre e per mezz’ora se la godono correndo dietro a un pallone. Meglio
ancora se a giocare con loro ci sta pure un perro
(che sembra essere la mascotte di tutti i muratori perché in ogni cantiere ce n’è
uno…).
I
lavoratori in pausa pranzo sono una categoria che ci sta particolarmente
simpatica perché ti fanno capire che per quanto tu faccia un lavoro alienante
in una città non sempre accogliente, il contatto con la natura è preziosissimo.
Come l’oro. E la perenne presenza di una guardia con tanto di mastino (e a
volte di militari in assetto da guerra come ci è successo di vedere stamattina)
che vigila su un pezzetto di terra di qualche centinaio di metri quadrati fa
intuire quale sia il valore che i bogotani danno ai loro parchi e a chi li
frequenta.
E
poi, a differenza degli smeraldi, non c’è pericolo che qualcuno ti rifili una
patacca perché sono davvero uno più bello dell’altro.
Besos,
I
Longo









E' l'unico commento che ci mancava. Tanto verde andrebbe a meraviglia anche da noi ma purtroppo non è così, anche se pure gli smeraldi non sarebbero male. Quanti erano i cani del dog sitter? La Dani come era quando l'ha visto? Un beso grosso grosso alla nostra princesa. Bye Bye
RispondiElimina