Dopo
la telefonata, garbata ma decisa, fatta ieri pomeriggio da Chiara all’avvocato,
questa mattina, i Longo al gran completo sono stati in giro per uffici. Prima tappa
alla sede nazionale dell’ICBF per la cosiddetta conformidad, un documento apparentemente banale e di facile
realizzazione ma in realtà importantissimo che attesta che l’adozione si è
svolta nel pieno rispetto delle leggi italiane e colombiane secondo quanto
ratificato dalla Convenzione dell’Aja.
Chiara
e i piccoli hanno aspettato in macchina, il guerriero, invece, con la prode
Janeth è salito al secondo piano di un immenso edificio per apporre la sua nobile
firma sul documento di cui sopra.
Tempo
per compiere il tutto: venti minuti. Tempo per raggiungere la sede dell’ICBF:
un’ora abbondante, perché il traffico a Bogotà è infernale, al pari dello smog
che si è costretti a respirare e del rumore dei clacson dei mezzi. Sì, perché qui
per qualsiasi motivo ogni autista, indipendentemente dal mezzo che guida, suona.
Alla domanda: “Janeth, perchè qui tutti suonano? La risposta è stata: “Es
costumbre”.
Ottenuta
la conformidad, si poteva fare il pasaporte, indispensabile perché Alexander
possa entrare in Europa e soprattutto per uscire dalla Colombia.
Prima
del pasaporte, però, tappa in una specie di copisteria per fare la foto da
apporre sul visto dell’ambasciata. Il principe
è stato bravissimo. Si narra di famiglie che per riuscire a fare una foto
decente ai loro figli abbiano impiegato anche un’ora; Alexander, invece, meno
di cinque minuti, probabilmente perché ormai è stremato dalle circa 150 foto
che giornalmente mamma Chiara gli scatta.
L’ufficio
passaporti di Bogotà è nuovissimo e modernissimo. All’ingresso ci sono due
gentili e “splendide” signorine (le modelle di una qualsiasi rivista di moda al
confronto sono delle “racchie”) che ti indirizzano allo sportello richiesto. Qui,
un efficientissimo impiegato raccoglie in un attimo i dati del richiedente,
scannerizza i documenti necessari, scatta la foto che andrà sul documento,
aiutandosi nel caso di un bambino con dei giochini che tiene sulla scrivania in
mezzo alle scartoffie, e voilà il
documento è pronto per il ritiro che può avvenire il giorno seguente o al
massimo dopo due giorni. Più o meno come in Italia!?!
Alle
12.15 la prode Janeth pronuncia la fatidica parola: “Listo”, che, per chi non l’avesse ancora capito, significa che tutto
è andato per il meglio e quello che dovevi fare è finito.
Nel
giro di circa un’ora, a causa dell’immancabile traffico, la nostra famiglia era
in zona Portal. Carmenza era stata
avvisata che si sarebbe mangiato fuori, quindi, niente di meglio che concludere
la positiva mattinata davanti a una fumante pizza, naturalmente da Pizza Hut.
Besos,
I
Longo





Hurra! Finalmente una giornata nella quale tutto è andato liscio e conclusa bene. Per i nostri passaporti qui sono occorsi 10/15 gg. e inoltre giusto ieri in un ufficio "all'accoglienza" chi c'era? Una signora piccola, grassa e soprattutto scortese. Poveri noi! Bellissima mamma Chiara con i piccoli, besos y un fuerte abrazo, los abuelos
RispondiEliminaCiao ragazzi, il vostro meraviglioso racconto ha accompagnato, commuovendoci e facendoci sorridere allo stesso tempo, i nostri ultimi giorni di attesa, aspettando l'arrivo del piccolo Pietro.
RispondiEliminaGrazie perché la serenità che ogni giorno riuscite a trasmettere arricchisce tutti noi...siete delle persone speciali e la vostra famiglia diventa ogni giorno più bella!!
Congratulazioni di cuore e un grosso benvenuto al piccolo Alex!!
Con la speranza di rivedervi presto un abbraccio grande grande...
Fabio, Sara e Pietro Gazzo
Fabio sei tu che commuovi noi! Che bello trovarti qui!!!
RispondiEliminaE congratulazioni a te e a Sara per l'arrivo del piccolo Pietro!
Per noi questo blog è nato come una valvola di sfogo ma ci accorgiamo ogni giorno di più che è anche un modo bellissimo per sentire le persone care ancora più vicine.
Grazie per esserci anche voi.
Un abbraccio fortissimo e sicuramente a presto1
Luca Chiara Daniela e Alexander